Il fenomeno dei siti per il social networks (ad esempio, Facebook, MySpace, Flickr, YouTube) vede un nuovo (o rinnovato) popolo di netizens, di utenti/autori, intenti a costituire una nuova galassia cognitiva ed esperienziale. Una sorta di entità gassosa e permeabile, che incessantemente scambia opinioni, rimodella e ritrasmette cultura, spostando costantemente il centro della propria e altrui percezione del reale.
Di più, gli stessi assunti classici della percezione culturale vengono azzerati in una rinnovata prospettiva policentrica che vede un deciso scarto rispetto a quella "analogica" e gerarchica. Ubiquità fisica, coesistenza temporale, immediatezza di relazione, creazione di identità multiple, azzerramento del rapporto gerarchico fra produttore di contenuti e fruitore degli stessi, facilità di scambio per i materiali digitalizzati cambiano la natura stessa della relazione culturale, trasformandola in un'energia rivoluzionaria a dimensione sociale del tutto inedita.
Il fenomeno, nato in Rete, ne è però ben presto uscito (gli esempi sono molti, basti qui citare il peso dei social networks nella recente campagna delle presidenziali USA) determinando così la storica saldatura prospettica in un unico orizzonte mediale e culturale della percezione pubblica, prima avvertita come suddivisa fra on e off line. L'internet si svela quindi per ciò che in potenza è sempre stato: non più solo un media – sebbene potentissimo – bensì un nuovo paradigma concettuale ed antropologico, capace di creare una nuova tassonomia in grado di trasformare gli assunti culturali profondi e la percezione stessa della realtà nella nostra società.
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