La serie si ispira alle medesime riflessioni da cui l'omonimo video prendeva avvio, dilatandole spazialmente, concettualmente ed esteticamente.
L'opera vuole essere un’indagine sulla percezione contemporanea, urbana, del tempo. E – specularmente – vuole anche essere una riflessione sulla percezione contemporanea, temporale, della città.
Un’indagine ed una riflessione sul tempo diventato totalmente antropocentrico, fortemente caratterizzato nella sua percezione da una tensione tecnica e progettuale protesa al suo controllo funzionale. Un tempo, quindi, interamente riformulato sui piani dell’interscambio continuo e dinamico, fra segni e idee, merci e strutture, reti e strade.
Il lavoro, insomma, vuole prendere in considerazione una dimensione antropologica e psicologica attuale, dove il tempo – nel suo estendersi oltre misura, oltre natura – determina e disegna le coordinate della ritmica esistenziale propria di uno stile di vita urbano contemporaneo. E perciò internamente stravolto dalla ciclica dei loop delle insegne, rigorosamente delimitato dalla linea spezzata dei processi di temporizzazione dei semafori, ipnoticamente esteso oltre il moto incessante dei led della segnaletica, capillarmente innervato dalle reti della comunicazione.
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