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Tommaso Casini - Shortvillage.com - july 04


È un fatto naturale che ogni grande trasformazione tecnologica apra la strada a nuove forme d’arte. Tuttavia, a ben vedere, non sempre di nuovo si tratta e in linea con un vecchio adagio è piuttosto il caso di dire che è dall’arte che nasce l’arte. Quando si parla di net art, plotter painting, software art e video art si è portati a pensare che questi neologismi indichino forme davvero lontane dai codici dell’arte visiva tradizionale. Probabilmente è invece solo una questione di consapevolezza da parte degli artisti da un lato e del pubblico dall’altro. Marotta & Russo sono due giovani artisti che si esprimono attraverso i media digitali ma parlano anche di “umanità nella Rete”, di “cambiamento antropologico e culturale che lo sviluppo capillare della Rete propone e impone”. Propongono cioè, cosa rara nella nostra contemporaneità, una interessante mediazione tra il pensiero umanistico e quello tecnologico che scaturisce da una meditazione sul Digital Lifestyle in cui tutti siamo immersi.
Marotta & Russo indagano e documentano, attraverso le loro opere, la progressiva digitalizzazione della vita quotidiana: ovvero l’esperienza comunicativa e relazionale nuova che tutti noi stiamo sperimentando, come fossimo parte di un’unica performance collettiva.

TC - Come, quando e perché nasce Avatar Project?

M&R - Avatar Project è un progetto che nasce nel 2000 con l’idea di costituire uno studio multimediale che, senza soluzione di continuità, fosse presente con i suoi servizi sul mercato e con le sue sperimentazioni nel sistema dell’arte contemporanea. Un atteggiamento critico (e l’esistenza è anche un percorso critico) improntato al realismo, diremmo “effettuale”, ci ha suggerito che il concetto di “impresa” rappresenta una categoria teorica e pragmatica imprescindibile per comprendere la realtà contemporanea. Esso, infatti, a tal punto costituisce la base (piaccia o non piaccia) del modello sociale ed economico contemporaneo, da costituire un modello di realtà tout court. Di questo modello l’IT rappresenta l’esito più completo e tanto estremizzato nelle prospettive da implicare un cambiamento profondo e duraturo delle stesse categorie che l’hanno originato. E poiché alla realtà si può lavorare, ma dalla realtà (per fortuna!) non si può prescindere, abbiamo deciso di agire stando direttamente nel cuore delle cose.

TC - Qual è la ragione della scelta del nome?

M&R - Il termine sanscrito “avatar” nella tradizione induista definisce ciascuna delle dieci incarnazioni antropomorfe assunte dal dio Visnù. Tali incarnazioni servivano alla divinità per interagire efficacemente con gli umani, relegati nel mondo sensoriale e finito e non in grado perciò di riferirsi direttamente al divino.
Proprio per questo nel gergo informatico si definisce “avatar” l’alter ego virtuale che, sotto forma iconica più o meno elaborata, rappresenta nel cyberspace l’operatore umano. Nello scegliere questo nome, dunque, ci siamo proposti di sottolineare tre aspetti, ovvero: il processo di mutamento antropologico in corso sotto la spinta dell’IT, la necessità di uno sforzo progettuale ed artistico non elitario teso alla comunicazione, e, ultimo ma non ultimo, il fatto che il futuro ha un cuore antico.

TC - Parlate di "umanesimo elettronico", di "digital lifestyle", esiste oggi la possibilità di sanare la frattura tra umanesimo e tecnologia?

M&R - Non solo esiste la possibilità, ma ancor più la necessità strategica di colmare questa frattura. Esperiamo la realtà contemporanea come un’unità complessa, fatta di innumerevoli declinazioni differenti e cooperanti, tutte fra loro collegate. L’avvento dell’IT e il consolidarsi delle sue infrastrutture ha generato almeno due necessità nuove che contribuiscono ad accrescere notevolmente e problematicamente tali complessità: quella di individuare e quella di governare le finalità e i contenuti di questo sviluppo tecnologico. E’ chiaro però che una tale impresa richieda di ridisegnare gli orizzonti del sapere secondo tali obiettivi e attorno alle competenze espresse da figure professionali sì specializzate, ma di cultura ibrida (noi preferiamo dire unitaria), frutto cioè di una formazione saggiamente armoniosa, tecnica e umanistica insieme.

TC - Qual è il vostro approccio alla net art?

M&R - Verso di essa non abbiamo un approccio concettuale diverso rispetto ad altre possibilità di output artistico, se non per ciò che concerne le specifiche possibilità espressive e concettuali della Rete e che la Rete stessa rappresenta e crea. Semplicemente, in base alle necessità espressive del momento, scegliamo il supporto che riteniamo essere più funzionale e coerente agli obiettivi: net art, plotter painting, software art e video art. Pertanto non ci interessa per nulla una prospettiva di net.art come viene  – o veniva – comunemente intesa. Vale a dire come una ricerca ripiegata su assunti ideologici tesi alla mera verifica (?) sterilmente strutturale e piattamente linguistica delle tecnologie della Rete.
E l’umanità nella Rete? E il cambiamento antropologico e culturale che lo sviluppo capillare della  Rete propone e impone?

TC -  Che tipo di circolazione hanno i vostri lavori entro e fuori la rete?

M&R - Noi elaboriamo e proponiamo concetti visivamente espressi e non supporti.  Perciò il flusso di comunicazione intorno alle nostre opere è parte integrante e non accessoria del nostro lavoro e, con tutta evidenza, dell’indagine artistica contemporanea. Per ciò che ci riguarda esso è finalizzato a “propagandare” questi concetti e le opere che li esprimono, mettendo alla prova finale del pubblico la loro tenuta. Tutti i mezzi e i media (tradizionali e non), quindi, sono andati bene allo scopo: i quotidiani, le gallerie d’arte e il pubblico dei collezionisti, le newsletter, le riviste di settore e non, le fiere d’arte, i convegni di multimedia, i portali e le webzine, i concorsi internazionali on e offline… e quant’altro ci sia venuto e ci verrà in mente.

TC - I vostri video web hanno per protagonista un avatar elettronico, una divinità virtuale?

M&R - Lexus (questo il suo nome) è un’oggettivazione dinamica e cangiante in forma di avatar delle nostre coscienze: il nostro alter ego nel percorso di ricerca. Con l’aiuto e lo sprone concettuale rappresentato da questa sorta di “spirito guida” indaghiamo e documentiamo la progressiva digitalizzazione della vita quotidiana: ovvero l’esperienza comunicativa e relazionale nuova che tutti noi stiamo sperimentando, come fossimo parte di un’unica performance collettiva.

TC - Come procederà la ricerca di Avatar Project?

M&R - Il nostro cammino umano e artistico è sempre stato strettamentente correlato ai problemi ed agli  interessi che di volta in volta l’esperienza e la riflessione di ogni giorno ci hanno posto. Il nostro è uno sforzo progettuale continuamente teso alla testimonianza critica di una precisa tranche storica, coincidente al nostro “qui ed ora”. Nessuna ipoteca concettuale o formale, dunque, ci muove, ma la logica e la coerenza squisitamente umana del passo dopo passo, o meglio, dell’OpenStep...

   
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